Gravidanza

Come contrastare le vene varicose in gravidanza

Durante la gravidanza, il corpo della donna vive molti cambiamenti, tutti necessari per accogliere, nutrire e proteggere il feto fino alla nascita. Alcune di queste trasformazioni mettono a dura prova l’organismo della futura mamma, minando in alcuni casi lo stato di benessere complessivo. Alcuni di questi cambiamenti riguardano la circolazione sanguigna e determinano, tra le altre cose, la comparsa delle vene varicose o delle teleangectasie (capillari) degli arti inferiori, nella maggior parte dei casi, sin dal primo trimestre di gestazione.

Naturalmente l’entità di questo problema varia da donna a donna in base a diversi fattori come: ereditarietà, stile di vita, alimentazione, presenza di varici prima della gravidanza.

In ogni caso è bene essere pienamente consapevoli e informati, prima ancora della gravidanza, così da affrontare al meglio il problema. Vediamo allora insieme quali sono in dettaglio le cause che determinano la comparsa delle vene varicose durante la gestazione, i rischi ad esse connessi e le buone norme per contrastarle al meglio.

Vene varicose durante la gravidanza: cause e rischi

Le varici che in genere si sviluppano in gravidanza possono interessare la regione delle vene soprainguinali a destra, conosciute come cavernoma inguinale (varici vaginali) talvolta scambiato per ernia inguinale, la regione antero latrale di coscia e gamba o antero mediale di coscia e gamba, oppure possono avere origine da vene perforanti glutee.

Cause

Descriviamo qui di seguito i cambiamenti più significativi che interessano il sistema circolatorio della donna durante la gestazione e che possono portare allo sviluppo di varici gravidiche le quali talvolta non scompaiono dopo la gravidanza o se regrediscono completamente, possono ripresentarsi alla gravidanza successiva, talvolta in maniera più eclatante e precoce.

  • Il volume della circolazione utero-placentare aumenta, così da consentire una corretta nutrizione del feto. Di conseguenza, sorge l’esigenza di una maggiore quantità di sangue; per far fronte a questa richiesta, il volume del sangue aumenta provocando emodiluizione (si passa da circa 5,5 litri prima della gravidanza, a 7 litri) e le vene ipogastriche e ovariche vanno incontro a iperafflusso.
  • La postura si modifica, specialmente dal 5° mese in poi, per controbilanciare il peso dell’utero portando ad un accentuazione della lordosi. Questa iperlordosi insieme all’aumento del volume e del peso del complesso utero-fetale determina una compressione del distretto venoso addominale e pelvico. In particolare si verifica la compressione della vena renale sinistra, della vena iliaca comune sinistra (compressa tra colonna vertebrale e iliaca comune destra), della vena cava inferiore (compressa dalla risalita dei visceri spinti in alto dal complesso utero-feto), delle vene iliache esterne (per dislocazione laterale delle stesse sotto la spinta del complesso utero-feto in accrescimento).
  • L’iperlordosi lombare viene compensata anche da una iperestensione del ginocchio, specialmente se si usano calzature senza tacco, con conseguente stiramento della regione retrogenicolare e della vena poplitea che vi passa con aumento compensatorio del turgore delle vene safene e talvolta incontinenza valvolare.
  • Il progesterone (uno degli ormoni attivi durante la gravidanza) interviene sulla muscolatura uterina con lo scopo di mantenerla rilassata e allo stesso modo agisce sulla muscolatura dei vasi sanguigni, provocando un’importante diminuzione del tono muscolare della parete dei vasi. Di conseguenza le vene si dilatano e accolgono quantità più elevate di sangue, provocando un rallentamento del flusso venoso e un’ipertensione parietale.

Queste alterazioni causano una ipertensione venosa del circolo pelvico, un aumento di volume delle vene di questo distretto e talvolta incontinenza valvolare anche di vene perforanti (vene di connessione tra il circolo profondo e il circolo superficiale). Questa situazione può determinare ipertensione anche nel circolo venoso superficiale degli arti inferiori, con comparsa di varici mediante un meccanismo di slatentizzazione e peggioramento di incontinenza valvolare preesistente o di compenso per bypassare un tratto venoso compresso.

Rischi

Le vene varicose non comportano rischi relativi alla gravidanza in sé e al bambino, ma possono sfociare in complicazioni quali la tromboflebite: occlusione e infiammazione della vena varicosa per formazione di un trombo dentro la vena.

La complicanza tromboflebitica durante la gestazione è legata a differenti fattori: in primo luogo, in gravidanza aumenta il rischio trombotico di base per modificazioni emocoagulative ormono-dipendenti. In secondo luogo, le vene varicose, sottoposte a forte stress di parete, dovuto all’ipertensione venosa, sono soggette a processi di infiammazione.

La condizione delle vene sia durante la gravidanza, sia dopo il parto va quindi monitorata attentamente dal ginecologo di fiducia. È utile inoltre effettuare una valutazione specialistica della circolazione con l’esecuzione di un ecocolordoppler, così da prendere le dovute misure preventive, ridurre la sintomatologia (pesantezza, dolore, bruciore sul decorso delle varici, edema degli arti inferiori) e minimizzare il rischio di complicanze trombotiche sulle vene.

Come affrontare il problema delle vene varicose in gravidanza

Alcune attenzioni e buone abitudini quotidiane possono aiutare a tenere sotto controllo la situazione e a limitare la comparsa e il peggioramento delle vene varicose. Elenchiamo qui di seguito quelle che riteniamo più importanti.

Rivolgersi ad uno specialista

Rivolgersi ad un flebologo prima della gravidanza è importante per comprendere appieno, attraverso una visita dedicata e uno o più esami diagnostici non invasivi, la predisposizione personale alla malattia venosa e per stabilire un percorso di prevenzione compatibile con le proprie esigenze e problematiche.

Dedicare ogni giorno del tempo all’attività fisica

Camminare e nuotare sono le attività migliori in questo caso. Vanno comunque bene tutti gli sport tranne quelli che implicano contatti corpo a corpo e rischi di caduta. Naturalmente è fondamentale dosare le forze, adottare ritmi più lenti rispetto a quelli precedenti alla gravidanza, senza mai strafare. L’attività fisica aiuta anche a mantenere sotto controllo il peso corporeo, evitando così di aggravare ulteriormente la compressione delle vene del bacino e il rallentamento del flusso sanguigno.

Seguire un’alimentazione corretta

La dieta è fondamentale non solo per mantenere sotto controllo il peso, ma anche per proteggere in modo naturale l’integrità e lo stato di salute dei vasi sanguigni. Per approfondire questo importante argomento puoi leggere il nostro articolo dedicato ad alimentazione e vene varicose.

Utilizzare le calze elastiche a compressione graduata

Le calze elastiche a compressione graduata aiutano il flusso venoso, rallentano l’aggravamento delle vene varicose e ne riducono i sintomi come: dolore, pesantezza, bruciore, gonfiore. Sottolineiamo che esistono calze da riposo da utilizzare a scopo preventivo e calze terapeutiche, queste ultime sono veri e propri dispositivi medici che devono essere obbligatoriamente prescritte dal medico specialista.
L’uso della calza sarà utile soprattutto dal 3° trimestre di gravidanza in poi, anche in assenza di varici, per prevenire l’edema da stasi venosa indotta dalle modificazioni posturali ed emodinamiche venose descritte. In caso di varici l’uso delle calze sarà utile per prevenirne l’evolutività e gestirne sintomi e complicanze.

Mantenere uno stile di vita sano attraverso alcune buone abitudini

Abbiamo già parlato delle buone abitudini di prevenzione quotidiana delle vene varicose. Tuttavia ci preme approfondire alcuni aspetti legati proprio alla gravidanza.

  • Prima di tutto potete adottare il cuscino da gravidanza durante la notte che vi aiuterà a non dormire supine; è bene infatti dormire sul fianco sinistro per non comprimere la vena cava inferiore che drena il sangue venoso dell’addome, delle pelvi e delle gambe.
  • Non utilizzare calzature senza tacco o con tacco eccessivamente alto (> di 5 cm).
  • È bene evitare di stare troppo tempo sedute o in piedi ferme. Quando si è costrette a farlo per ragioni lavorative, indossare le calze elastiche ed effettuare dei piccoli esercizi nell’arco della giornata per riattivare la circolazione.
  • È bene evitare bagni e docce troppo caldi e ambienti dove la temperatura è troppo elevata (sauna, bagno turco…).
  • Esporre troppo a lungo le gambe al sole è decisamente sconsigliato; naturalmente è possibile frequentare spiagge e piscine utilizzando creme protettive ed esponendosi al sole nelle ore meno calde.
  • È consigliabile dormire con i piedi leggermente più in alto rispetto al resto del corpo, sollevando di 3-5 cm le gambe del letto, così da favorire il ritorno venoso degli arti inferiori.

Cosa accade dopo il parto

Tipicamente, dopo il parto, la dilatazione delle vene diminuisce e si attenua la congestione della circolazione venosa.

La situazione purtroppo è più complessa per le donne predisposte alle vene varicose a causa di altri fattori di rischio. In questi casi la gravidanza promuove o aggrava lo sviluppo delle vene varicose in modo permanente. Si consiglia in questi casi di eseguire una nuova visita flebologica tre mesi dopo il parto così da valutare nuovamente il circolo venoso e l’entità delle eventuali varici residue e discutere con lo specialista dell’opportunità di trattamenti farmacologici o chirurgici delle stesse.

Foto di copertina
Pregnancy, di Tatiana Vdb.

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