Trombosi venosa profonda: cos’è, come si diagnostica, come si cura

La trombosi venosa profonda (chiamata anche tromboflebite o flebotrombosi profonda) non è altro che la formazione di un trombo (coagulo di sangue) nelle vene profonde. Il coagulo può aumentare di volume nella vena fino ad occluderla, ostacolando così la circolazione venosa. Se una parte del coagulo si frammenta può arrivare ai polmoni, attraverso il sistema venoso, causando un’embolia polmonare che in alcuni casi può rivelarsi fatale (il rischio di distacco o frammentazione del trombo è alto nel trombo appena formato e decresce in maniera esponenziale con il passare dei giorni).

Cosa può causare una trombosi venosa profonda?

La contemporanea presenza di un rallentamento (stasi) della circolazione venosa con una tendenza del sangue a coagulare può causare una trombosi venosa profonda (TVP). Anche un trauma a livello venoso può provocare una trombosi. Si ha un rallentamento del flusso sanguigno quando si sta fermi in piedi, a letto o seduti, per molto tempo, per esempio dopo un intervento chirurgico o dopo una frattura alle gambe. Si ha un aumento della tendenza del sangue a coagulare anche in gravidanza, durante specifici trattamenti ormonali (pillola o terapia ormonale sostitutiva in menopausa) e quando vi è un tumore maligno.

Può essere presente nel paziente anche una predisposizione genetica alla trombosi che aumenta il rischio basale per cui una stasi del circolo venoso di breve durata, come può essere ad esempio un viaggio in pullman di 1-2 ore, seduti con le gambe piegate, può far insorgere una trombosi delle vene delle gambe.

Quando sospettare una trombosi venosa profonda degli arti?

I sintomi più frequenti sono il gonfiore ed il dolore dell’arto interessato. Il gonfiore è dovuto all’ostacolo alla circolazione venosa causato dai trombi. La localizzazione e l’intensità dei sintomi variano con la sede della trombosi. Il dolore tende a peggiorare con il movimento e con lo stare in piedi fermi.

Altri sintomi sono un transitorio rialzo della temperatura corporea (febbre) l’aumento di temperatura dell’arto e il cambiamento di colore della pelle, che può diventare pallida, arrossata o violetta.

Se la trombosi è di lieve entità e non ostacola la circolazione venosa può essere asintomatica.

Come si diagnostica una trombosi venosa profonda?

Non basta una semplice visita per confermare o escludere con sicurezza la presenza di una trombosi, anche se alcuni sintomi e segni possono far sospettare una trombosi. L’esame strumentale più utilizzato è l’ecodoppler. Si tratta di un esame che utilizza gli ultrasuoni, non è invasivo, doloroso o pericoloso. Esso permette di “vedere” le vene (informazione morfologica) e verificare la circolazione al loro interno in termini di riempimento del vaso, velocità di flusso nel tempo e direzione dello stesso (informazione funzionale).

Come si cura una trombosi venosa profonda?

È essenziale fare diagnosi precoce e iniziare di conseguenza il prima possibile la terapia anticoagulante (eparina a basso peso molecolare, anticoagulanti orali) e la terapia compressiva elastica con calze terapeutiche. In casi selezionati (complicanze acute gravi della trombosi venosa profonda) è richiesto il ricovero ospedaliero per l’esecuzione di terapia con trombolitici o un intervento chirurgico.

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